Rinnovamento e Trasparenza sindacale

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lunedì, 12 maggio 2008

LA FINE DEL TUNNEL

Diciamolo pure a chiare lettere: siamo in piena crisi economica, come ormai sancito anche dal FMI (Fondo Monetario Internazionale)[1]. Secondo le statistiche diffuse dal sopracitato Ente, l’economia mondiale crescerà nel 2009 del 3,7%, ma all’interno di questo dato troviamo che l’Europa crescerà del 1,5%, mentre gli USA dello 0,5-0,6%. Insomma, per il paese a stelle e strisce è quasi crescita zero, ma sempre meglio dell’Italia[2] di cui si dirà più ampiamente alla fine.

Tra le varie cause che hanno alimentato questa crisi, va segnalata soprattutto la crisi dei prestiti (o mutui) subprime negli Stati Uniti.

Cerchiamo di capire cosa è accaduto negli USA facendo un salto indietro di un paio di anni. All’epoca, nel sistema creditizio americano vi era un eccesso di liquidità, tanto che immediatamente le banche hanno attuato una politica dei crediti espansiva. In seguito tale politica (resa possibile anche da una notevole “disattenzione” delle autorità di vigilanza, dall’interessata complicità delle agenzie di rating e dal forte disinteresse degli azionariati proprietari degli istituti) ha portato ad una crescita elefantiaca dei mutui concessi, spesso concedendoli a persone che non fornivano adeguate garanzie di rimborso, vista la loro situazione patrimoniale o lavorativa. Tale pratica viene definita dagli anglosassoni “no verification of income, job status or assets” [3]. Ma oltre a questo, va precisato che spesso i clienti sono stati raggirati dalle banche o dagli intermediari finanziari, sfruttando la bassa alfabetizzazione finanziaria dei clienti, che non percepivano i reali costi dell’operazione ed i rischi correlati.

Ma alla fine quali sono le conseguenze più dirette ed evidenti di questa crisi, di cui le banche si sono rivelate la principale fonte di contagio, e che sta trasmettendo i suoi influssi negativi anche sull’economia europea? Esaminiamone alcuni aspetti:

1) Le banche, pur nella grave crisi di liquidità direttamente derivata dai mancati pagamenti dei mutui da parte dei mutuatari, hanno potuto frazionare il rischio attraverso le cartolarizzazioni[4], in pratica emettendo dei titoli a fronte di crediti divenuti difficilmente esigibili, distribuendo in tal modo il rischio di insolvenza dei crediti  tra i prenditori dei titoli, di fatto trasferendo il proprio rischio d’impresa su una platea amplissima di investitori. A seguito della crisi si è scoperto che tali strumenti, divenuti intanto delle passività, non figuravano in bilancio.

2) A ben vedere il conto più pesante di questa crisi è stato pagato dai sottoscrittori dei mutui, in genere appartenenti ai ceti più poveri, spesso minoranze etniche con bassi livelli di istruzione; stime del 2006 parlavano di 2,2 milioni di americani a rischio di pignoramenti. Questo esercito di persone, che sarebbe stato escluso dal credito se si fossero valutati i consueti elementi (garanzie - attività svolta - tassi di interesse), rappresenta una vera sfida economica per il futuro, da risolvere magari attraverso mirate politiche governative atte a favorire la soluzione dei problemi abitativi per i meno abbienti. Oltre a ciò sarebbe auspicabile un miglioramento in favore del cliente delle procedure di concessione dei prestiti, spostando l’indice dal conseguimento di profitti immediati verso le necessità effettive dell’utenza, in particolare proponendo operazioni sostenibili e con adeguati rischi da parte dei clienti. Sarà un caso che il Premio Nobel della Pace è stato assegnato a Muhammad Yunus, il fondatore della banca di  microcredito Grameen Bank?

3) Oltre alle previsioni di rallentamento della crescita sopra citate, a testimoniare la crisi in atto, va citato il dato USA di meno 230 mila posti di lavoro in tre mesi. Questo significa una diminuzione dei redditi (quindi meno domanda interna), ma significa anche che la recessione economica è già in atto come ci fa notare Turani[5] “…la perdita di posti di lavoro viene sempre ‘dopo’ l’inizio del rallentamento produttivo, non prima”. Certo le istituzioni economiche (Federal Reserve in testa) non stanno a guardare, ed immettono moneta in circolazione per controbilanciare la scarsa liquidità delle banche in crisi, aiutate anche dai cosiddetti “Fondi Sovrani”, ossia fondi costituiti da grandi investitori internazionali che finanziano massicciamente il paese a stelle e strisce; ma a questo punto risulta legittimo chiedersi che cosa accadrà quando questi Fondi Sovrani troveranno gli investimenti nelle banche USA poco redditizi[6].

4) E l’Italia? Oltre ai dati poco confortanti sulla crescita che si attesta allo 0,3% sia per l’anno in corso che per il prossimo (peggio di noi tra i paesi avanzati fa solo L’Islanda), il debito pubblico è in aumento (al momento si attesta a 1.621,88 miliardi di euro), mentre l’inflazione in Europa è prevista in aumento oltre il 2%.

Basta il quadro sopra riportato a preventivare uno scenario mondiale di crisi? Beh, francamente sono troppe le asimmetrie (le economie asiatiche vanno a gonfie vele), troppi gli elementi variabili (tra i quali citiamo l’andamento dei prezzi delle materie prime, petrolio in primis). Inoltre non possiamo stimare completamente la portata della crisi e la validità dei rimedi messi in campo.

Gli inglesi, che l’economia la conoscono, dicono “Wait and see”[7], e magari la fine del tunnel è più vicina del previsto.

                                                                                                            

 Masiello Dott. Pietro

 


[1] Vedi La Repubblica, Finanza e Mercati, del 6 aprile 2008, pag. 26.

[2] Si legga l’articolo di Stefania Tamburello su “Il Corriere della sera” del 10.04.2008, pag. 30.

[3] Vedi Luigi Spaventa su www.lavoce.info: “Il rischio di credito: uscito dalla porta, rientrato dalla finestra”, del 29.08.2007. Traduzione: “Senza nessuna verifica relativa a redditi, condizione lavorativa, e patrimoni posseduti”

[4] Vedi Tito Boeri e Luigi Guiso su www.lavoce.info: “l’eredità di Greenspan”, del 21.08.2007.

[5] Articolo di Giuseppe Turani: “Le locomotive fuori servizio” su La Repubblica, 6 aprile 2008 pag. 26.

[6] Vedi articolo di M. Sironi, “Crisi Subprime. si profila una svolta?” pubblicato su “L’Avvenire dei Lavoratori” del 27..03.08

[7] Letteralmente “Aspetta e vedrai”

postato da: crtsindacale alle ore 10:58 | link | commenti
categorie: articoli
giovedì, 01 maggio 2008

COMUNICATO STAMPA

In questi giorni le poste stanno consegnando una cartolina a tutte le famiglie sammarinesi, raffigurante Charlot in «Tempi moderni».
La cartolina è del PSD (partito dei socialisti e dei democratici) in occasione del PRIMO MAGGIO e, come la nuova comunicazione insegna, molto sinteticamente afferma: «Sui diritti dei lavoratori non si può tornare indietro – il PSD guarda avanti».
Mi coglie un sorriso improvviso da paresi facciale, perché mi passano davanti agli occhi i ricordi di questi ultimi anni in cui il PDD+PSS=PSD ha tentato di dilapidare tutti quei DIRITTI conquistati con tante battaglie dalla SINISTRA e impunemente citati dalla cartolina.
Mi viene in mente tutto il percorso della Legge 131/2005 sulle politiche del lavoro, uscite dalla mente di dirigenti politici molto più “severi” degli imprenditori nei confronti dei lavoratori dipendenti, aiutati dal sindacato più retrivo e inconcludente della storia.
Ricordo bene i 3 NO di quel partito contro i referendum sul lavoro, per difendere i “contratti interinali” e quelli delle false consulenze senza diritto alcuno.
Ricordo l’avversione a difendere il potere d’acquisto perché legare gli stipendi alla variazione dell’inflazione tendenziale annua venne ritenuto patrimonio del passato. Così come combattere il lavoro nero giudicata affermazione pleonastica ma poi nulla si fa.
Ma non siamo più in campagna elettorale, quindi voglio usare il giudizio di alcuni lavoratori che qualche settimana fa hanno restituito la tessera, rinunciando anche alla contribuzione dello 0,40, lo farò con le parole di una lettera inviata al Segretario Generale CDLS, confederazione prossima al Congresso: « Il lavoro interinale (art.17) e i famosi co.co.pro. (art.18) sono tra le forme di lavoro più indegne di un Paese democratico, legate soltanto alla volontà di porre nelle mani dei datori di lavoro uno strumento che li agevola nel reperimento di manovalanza sollevandoli dall’onere della formazione, delle ferie, della malattia, ecc. … il caporalato legalizzato: un balzo indietro nel tempo di 50 anni!!!»
Caro PSD, è difficile guardare avanti dopo aver compiuto questi passi. Si rischiano le vertigini! È come trovarsi davanti a un baratro senza sapere da dove si è venuti.
Dimenticare le proprie origini è la causa maggiore del disorientamento di certa sinistra.

Marino Antimo Zanotti
Rinnovamento e Trasparenza
postato da: crtsindacale alle ore 14:58 | link | commenti
categorie: comunicati stampa