Rinnovamento e Trasparenza sindacale

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lunedì, 17 marzo 2008

COMUNICATO SULL'ESITO DEL VOTO

La nostra valutazione sull’esito dei referendum di domenica è positiva.

Certo, non abbiamo raggiunto il quorum proibitivo richiesto, e perciò l’effetto immediato che speravamo di poter determinare non si è verificato.

In ogni caso l’affluenza dei residenti, all’incirca del 50%, è stata soddisfacente: più alta delle ultime tornate referendarie e soprattutto ottenuta nonostante l’invito al non voto e al disimpegno, o al no supportato da soli slogan, che da più parti (tutto l’ex governo straordinario, le associazioni dei datori di lavoro e i sindacati) era stato rivolto. Non ci soffermiamo sull’effetto deleterio che ha l’elettorato residente all’estero sui quesiti referendari: ci limitiamo a constatare che solo 500 cittadini residenti all’estero, su circa 11000, si sono interessati ai nostri problemi.

A questo punto si apre la prospettiva dei possibili esiti a medio termine.

Il primo esito è aver dimostrato che su queste tematiche la cittadinanza vuole essere consultata, e quindi viene rigettata la presunzione con cui qualcuno pretenderebbe che sulle tematiche del lavoro ci sia una sorta d’esclusiva “di parte”. Il lavoro, implicando le condizioni di vita dei lavoratori, la costruzione della loro personalità e della loro socialità, interessa anche pensionati, casalinghe, disoccupati, studenti ecc.

I 6500 – 7000 sì espressi sui nostri referendum (circa il 31% degli aventi diritto al voto residenti) sono un numero significativo, che forse nessuno, a inizio campagna, ci avrebbe accreditato. Questi concittadini hanno detto che non vogliono che i propri figli e nipoti possano dover lavorare a progetto o con contratti d’affitto, e che pretendono una tutela dall’inflazione che ne preservi il potere d’acquisto.

Avendo ricevuto il solo appoggio di Sinistra Unita, che alle elezioni del 2006 aveva ottenuto circa 1900 preferenze, è evidente che almeno 5000 votanti hanno espresso con questo voto un chiaro dissenso con le politiche sul lavoro intraprese dai partiti d’appartenenza. Questo ci fa ben sperare. Una politica e un sindacato responsabili dovrebbero a questo punto interrogarsi sul senso e sul peso della propria capacità di rappresentare la cittadinanza, o al massimo anche solo il proprio elettorato.

Non sappiamo se questo succederà, fino a che punto la nostra politica sarà responsabile.

Per questo esortiamo questi concittadini a tener d’occhio i loro rappresentanti, a pretendere da loro quel rispetto dei propri diritti che con questi referendum si cercava di salvaguardare, e di tener conto del loro operato alle prossime tornate elettorali.

Se una classe politica e sindacale dimostra scarso interesse per la volontà di essere tutelati nei propri diritti di un terzo della popolazione residente, la popolazione deve trarne delle conseguenze.

Esprimiamo infine forte rammarico verso chi, non rendendosi conto della pericolosità di simili affermazioni, dice che questi referendum sono stati una spesa inutile. Non vi è mai spesa inutile quando si tratta di consultazioni democratiche. Altre sono le spese inutili, troppe in questo paese.

Probabilmente chi pensa queste cose ha scarsa dimestichezza con le dinamiche democratiche, e non ha ben compreso (o cerca dilettantisticamente di svilire) il peso che rivestono questi referendum, e cioè che un terzo dei cittadini di questo paese non crede più che i rappresentanti politico-sindacali ne possano tutelare le aspettative.

Riguardo ai comitati, dato che ci viene chiesto da più parti, il loro compito è esaurito.

Il nostro scopo primario era riportare al centro dell’attenzione il tema delle tutele e dei diritti dei lavoratori e cittadini, ci pare che, in parte, abbiamo centrato il risultato.

In ogni caso ora sta ad ognuno di voi rimboccarsi le maniche, ed agire conseguentemente al voto espresso.

Ancora mille ringraziamenti a chi crede che gli affari debbano cedere il passo alla dignità delle persone.

Un ringraziamento particolare alle donne e agli uomini dei comitati, agli avvocati, a tutti quelli che dall’inizio ci hanno seguito facendoci sentire sempre il loro caldo sostegno e alle tantissime persone che con la loro firma hanno reso possibile questa grande manifestazione di DEMOCRAZIA DIRETTA.

Comitati referendari per i 3 sì sul lavoro.

postato da: crtsindacale alle ore 18:50 | link | commenti
categorie: articoli, comunicati stampa
venerdì, 14 marzo 2008

PER VINCERE DAVVERO!

Credo che chi sperava che la politica sindacale degli ultimi vent’anni dovesse impedire che i datori di lavoro si trasformassero di nuovo in “padroni”, e che i diritti acquisiti nelle dure lotte degli anni ’70 non diventassero carta straccia, sia allibito per l’atteggiamento del sindacato nei confronti dei 3 referendum sul lavoro. Com’è possibile che gli attuali sindacalisti non si rendano conto che gli industriali non hanno bisogno anche dell’aiuto del sindacato per garantirsi la possibilità di introdurre nella nostra realtà ogni sorta di lavoro atipico?

Avrebbero ormai dovuto comprendere che è già sufficiente l’aiuto che ricevono da alcuni politici che hanno fatto del consociativismo fra affare pubblico e privato il loro unico scopo di vita.
Quello che più salta agli occhi è vedere forze politiche, industriali e sindacali tutte dalla stessa parte della barricata a difendere gli articoli 17 e 18 della L.131/2005. Strano, vero? Come può il sindacato unirsi al coro di chi afferma che aver legalizzato interinale e co.co.pro. sia un successo e un passo avanti per i lavoratori? E ora che la porta della legalizzazione dei lavori atipici è stata spalancata, cosa ci diranno gli attuali sindacalisti quando gli industriali, con l’aiuto del governo di turno,  saranno riusciti a legalizzare altre forme di lavori atipici e precarizzanti? Che sono altri passi avanti per i lavoratori? Ci vuole del coraggio!

Se il sindacato fosse sempre determinato come lo è contro i 3 referendum sul lavoro, sicuramente problemi come “equità fiscale”, “riforma tributaria” e “riforma catastale” sarebbero già stati risolti, e così anche la forbice tra categorie di cittadini privilegiate ed altre sempre più penalizzate.

Purtroppo invece è oramai un ventennio che se ne discute ad ogni congresso sindacale per poi dimenticarsene appena pubblicate le liste dei nuovi, si fa per dire, sindacalisti.

Un po’ come fanno tutti i politici di questo mondo.

Ciò che di più indigna è l’invito a disertare i referendum che aboliscono gli artt. 17 e 18 e reintroducono un meccanismo automatico di rivalutazione degli stipendi, pur sapendo che questo meccanismo non è la vecchia scala mobile, che contribuiva a ingenerare a sua volta inflazione, ma un recupero posticipato della perdita di potere d’acquisto già subita.

Come può il sindacato, che dovrebbe essere un punto di riferimento, chiedere alla cittadinanza di boicottare l’unica forma di democrazia diretta che le permette di decidere ciò che riguarda il suo futuro? Mi piacerebbe che certe persone provassero sulla propria pelle quello che sbandierano come una conquista dei lavoratori ben sapendo che non sarà mai un loro problema! Forse cambierebbero idea se facessero parte di quei lavoratori co.co.pro. o interinali, se svegliandosi la mattina non sapessero se il mese dopo potranno pagare l’affitto, accedere a un prestito per comprare un’auto, garantire un futuro dignitoso ai propri figli. Credo proprio che se provassero questo stile di vita cambierebbero idea su ciò che stanno dicendo.

Detto ciò vi prego di recarvi in massa a votare i referendum secondo coscienza, sperando che avrete recepito l’importanza di votare sì. L’invito è rivolto in particolare a pensionati e casalinghe, che rivestono un ruolo importante nel tessuto sociale, e potranno in questo modo aiutare concretamente le attuali e future generazioni di lavoratori, i loro figli e nipoti. Cari lavoratori e lavoratrici, cari pensionati e casalinghe: adesso il risultato decidetelo voi.

 

Roberto Ceccoli

postato da: crtsindacale alle ore 16:38 | link | commenti
categorie: articoli, comunicati stampa
giovedì, 13 marzo 2008

PERSEVERARE E' DIABOLICO!

Nei giorni scorsi abbiamo presentato un esposto penale in magistratura, per tutelarci rispetto a dati inflazionistici divulgati alla popolazione dal sindacato, che non corrispondono a quelli pubblicati dall'ufficio dati e statistica, e che quindi potrebbero influenzare il voto ai referendum attraverso l'inganno.

Il presente comunicato spiega il motivo del contendere.


Nonostante l’esposto penale presentato contro alcuni dati divulgati dal sindacato, sul quale non potrà che essere la magistratura ad esprimersi, il sindacato continua a sostenere che l’inflazione media per l’anno 2007 si attesta al 2,48%.

Ci rammarica che il sindacato voglia continuare a giocare su questi termini, e respingiamo le accuse, che si commentano da sé, secondo cui avremmo sbagliato a scrivere il nostro quesito: semmai sono altri ad avere problemi di interpretazione e lettura.

Il nostro quesito non parla di media annua, ma di “inflazione rilevata nell’anno precedente”.

Per semplificare il computo, e rendere facilmente comprensibile a tutti il motivo del contendere, faccio questo esempio.

L’inflazione annua equivale all’aumento dei prezzi al consumo registrati in un anno. Se il primo di gennaio pago un oggetto 100 euro, e al 31 dicembre lo pago 112 euro, in un anno l’inflazione è stata del 12%. È questo il dato che rileva l’ufficio dati e statistica di San Marino, ed è questo che indica chiaramente il nostro quesito, confermato dal collegio dei garanti.

L’inflazione “MEDIA” annua, cioè il dato che continua a divulgare il sindacato, non è altro che un’operazione matematica che nulla ha a che vedere con il nostro quesito, e che consiste nel calcolare mese per mese, in rapporto allo stesso mese dell’anno precedente, le variazioni inflative, per poi sommarle e dividerle per dodici.

Questa operazione matematica, che ripetiamo non ha niente a che vedere con i nostri referendum (che non a caso parlano di inflazione annua, e non di media annua), contribuisce ad abbassare i dati inflativi.

Secondo l’ufficio dati e statistica di San Marino, l’inflazione nel 2007 è stata del 4,02%.

In pratica, un prodotto che al 1 gennaio 2007 si pagava 100 euro, al 31 dicembre 2007 si pagava 104,02. Il sindacato, con i suoi calcoli, dice che invece l’inflazione media è del 2,48%.

In ogni caso quel prodotto lo si paga comunque 104,02 euro, quindi grazie ai calcoli  del sindacato (che ripetiamo per l’ennesima volta, non sono i nostri) il lavoratore vedrebbe diminuire il suo potere d’acquisto, mentre con i nostri quesiti vedrebbe garantito il mantenimento del potere d’acquisto.

Ci chiediamo (e abbiamo chiesto alla magistratura) a che pro il sindacato divulga dati che esulano dal nostro quesito, e che penalizzano i lavoratori.

Ci chiediamo anche con che forza alla scadenza dei prossimi contratti, dopo aver insistito che l’inflazione media – e penalizzante – debba essere il parametro (e non quella annua come da noi individuata), potrà chiedere alle sue controparti una tutela dall’erosione del potere d’acquisto.

Speriamo che si tratti solo di un errore di calcolo, e non di una precisa volontà di abbassare i dati inflativi annui pur di sostenere che gli aumenti retributivi ottenuti col rinnovo contrattuale del 2005 sono stati più alti dell’inflazione.

Non è così, l’inflazione è stata più alta, e non di poco, e gli stipendi dei lavoratori sono stati erosi, mentre con il nostro referendum avrebbero mantenuto il loro potere d’acquisto.

postato da: crtsindacale alle ore 11:02 | link | commenti
categorie: articoli, comunicati stampa