Diversi partiti politici in questi giorni hanno confermato – in vario modo - la contrarietà ai referendum, così pure il sindacato dicendo che anche le associazioni economiche sono sulla stessa linea e che il risultato della Legge 131, che contiene gli articoli 17 e 18 relativi al lavoro interinale ed ai rapporti di consulenza e collaborazione, sono una conquista dei lavoratori!?
Credo che ancora una volta bisogna ribadire una giusta verità: quella legge non è il frutto delle lotte dei lavoratori; è purtroppo vero il contrario: i lavoratori hanno firmato per sospenderne l’approvazione!
Quella legge è stata voluta dalla politica (governo straordinario dove c’erano quasi tutti gli attuali sostenitori del no ai refendum) e dalle associazioni economiche ben contente di quel risultato! …ed il sindacato si è allineato!
Oggi noi dei comitati referendari sul lavoro diciamo che quella Legge sta facendo retrocedere i diritti e le conquiste dei lavoratori, sta precarizzando i rapporti di lavoro, non dà nessuna certezza ai nostri giovani, in particolare a quelli con alta specializzazione, che appunto vengono assunti con un bel contratto di consulenza e collaborazione vita natural durante.
Questi fenomeni hanno già una entità importante, specialmente fra i nostri ragazzi diplomati e laureati.
Questa preoccupazione ci ha animato nel proporre i quesiti di abrogazione degli articoli 17 e 18, così come ci ha animato nella proposta di istituire un meccanismo di adeguamento delle retribuzioni che possa dare garanzie certe di un adeguato stipendio a tutti i lavoratori dipendenti.
Per questi motivi e per una prospettiva di certezza diciamo alle persone di usare la propria testa nell’esprimere il proprio voto positivo ai referendum sul lavoro.
Comitato promotore referendum su lavoro
ex sindacalista
Continua il boicottaggio dei "media" sammarinesi nei confronti dei nostri comunicati: fa proprio paura che si parli di questi referendum, che evidentemente hanno capito essere vincenti, se solo i comitati potessero confrontarsi con chi li denigra pubblicamente, ma poi non ha le palle per fare un faccia a faccia ed essere sbugiardato in pubblico.
Pubblichiamo questa risposta a Emilio Della Balda, non pubblicata su nessun giornale.
Seguo con interesse le riflessioni di un autorevole politico come Emilio Della Balda, ormai consegnato di diritto alla storia sammarinese.
Le inesattezze condensate nell'ultimo suo pensiero (SanMarinoOggi del 25 febbraio) m'incoraggiano a misurarmi con le sue affermazioni che, per inciso, sembrano uscire dalla CSU.
Niente di nuovo quindi, se non una reiterazione a favore del Sindacato da persona storicamente un pò lontana da esso, potenza dei Referendum.
Anche Emilio dimentica (chissà perchè lo fanno in molti) che la Legge n.131/2005 era stata ferocemente osteggiata dal Sindacato che riuscì a raccogliere tra i lavoratori, in pochissimo tempo, 2.836 firme contro la sua approvazione, affollando la Piazza della Libertà e "incoraggiando" con slogan e cartelli i Consiglieri a contrastarla.
Emilio fa anche molta confusione accusandoci di mancanza di onestà politica e di essere contro la flessibilità. FALSO. Siamo contro quella flessibilità che crea PRECARIETA'.
Le aziende possono tranquillamente rinuncare ai lavoratori "interinali" e ai co.co.pro., facendo semplicemente ricorso alle occasioni di flessibilità più tutelanti che il contratto e la legge stessa offre a piene mani, come le assunzioni a tempo DETERMINATO, la prova l'addestramento ecc.
Vogliamo impedire invece che le persone debbano sottostare a ricatti troppo evidenti da parte di datori senza scrupoli e anche un pò arraffoni, come la cronaca, anche recente, testimonia.
Vogliamo impedire che le persone vengano spostate come pacchi da un capannone all'altro.
Vogliamo fare in modo che i lavoratori possano avere i versamenti pensionistici, godere delle ferie, riconosciuto il tempo per guarire dalle malattie, avere i permessi per generare la vita e coltivare il sogno per formare una famiglia ed avere un minimo di credito per costruirsi un'abitazione.
Forse Emilio ha dimenticato tutto ciò ma è bene che se ne ricordi.
Forse Emilio non condivide più neanche la necessità etica di relazionarsi ai lavoratori in modo trasparente, senza "attirarli" in scioperi atti a recuperare il potere dei salari, l'inflazione.
Questo è un DIRITTO acquisito e non servono scioperi per riaffermarlo.
Certo, mi è difficile capire il linguaggio "Emiliano" per cui una sorta di nuova SCALA MOBILE, porterebbe illegalità e precarietà.
I nostri Referendum nascono proprio per combattere questi fenomeni e non c'è niente di ideologico in ciò, tutti possono capirlo.
Emilo ha ragione quando dice che i Referendum sono strumentali.
Sono strumenti ultimi di democrazia, quando la politica ha abdicato da tempo al suo compito di equilibrio dei Diritti tra le diverse istanze sociali.
Sono strumenti difficili perchè presentano ostacoli quasi insormontabili, come un QUORUM antidemocratico, spese da sostenere che pesano unicamente sui cittadini che li propongono, avversari potenti dotati di potenzialità non paragonabili neppure alle nostre.
Ma forse Emilio non sa, o non ricorda, come può essere difficile l'impegno civile e politico fuori dai partiti.
Sulla preferenza unica si lamenta della mancanza d'informazione e la cosa farebbe sorridere detta da uno sprovveduto. ma Emilio non lo è e sa benissimo perchè manca l'informazione sui Referendum.
Ma sa anche bene che le cordate non sono "dilettantesche". Il potenziale impiegato nelle scorse elezioni, le agenzie per organizzare i viaggi, i veicoli che abbiamo filmato che trasportavano i nostri concittadini dalla riviera alla nostra Repubblica il giorno delle elezioni, riportandoli frettolosamente al mare dopo l'espletamento "democratico" del voto, fanno pensare aa azioni molto organizzate.
La preferenza unica è un tentativo che, se da una limita un diritto, dall'altra impedirebbe di portare in Consiglio tanti "Cavalli di Caligola" utili a formare gruppi di potere dentro i partiti, come le vicissitudini recenti del partito d'appartenenza di Emilio dimostrano.
Marino Antimo Zanotti
Cerchiamo di spiegare ai cittadini che cosa siano, al di là dei giudizi interessati che alcuni divulgano quasi ogni giorno, i referendum sul lavoro che si voteranno il 16 marzo.
SCHEDA AZZURRA: Abrogazione del “lavoro temporaneo” (interinale/in affitto). Votando Sì, si impedisce l'uso di questa forma d’assunzione, che permette al datore che ne usufruisce di affittare il dipendente (come una merce) quando ne ha bisogno, e lasciarlo a casa quando non serve più.
SCHEDA GIALLA: Abrogazione dei “co.co.pro” (collaborazioni a progetto). Votando Sì, si impedisce l'uso di questa forma di assunzione, che permette al datore di usare il lavoratore senza assumerlo, facendo un contratto individuale finalizzato ad un progetto. Il lavoratore non risulta dipendente (anche se quasi sempre lo è), non ha diritto a ferie, mutua, pensione, maternità, tredicesima, licenziamento...
Questi due articoli di legge trasformano il lavoro in merce, privando il lavoratore di ogni dignità. Questo tipo di legislazione per Gallegati, uno dei massimi esperti italiani, ha un solo scopo: “permette uno sfruttamento quasi legale del lavoratore”.
SCHEDA ROSA: Reintroduzione della “scala mobile”. Votando Sì, si reintroduce un meccanismo automatico che, al primo gennaio di ogni anno, garantisce la rivalutazione dello stipendio in base all'inflazione. Nel 2008, se ci fosse stato questo meccanismo, l'aumento della busta paga sarebbe ammontato al 4,02%, piuttosto che il 2,5% (senza perdere nemmeno un’ora di sciopero).
Questi referendum sono apartitici, cercano di mettere un freno alle distorsioni prodotte negli ultimi anni in tema di lavoro, sono promossi da un comitato indipendente composto di gente come voi, che lavora e nel tempo perso, a proprie spese, si prodiga per poter sperare in un futuro migliore per i nostri figli. Non abbiamo le forze e non ci interessa correre dietro alle provocazioni che chi è interessato a mantenere le cose come stanno ci indirizza. Pensiamo con la nostra testa, e siamo convinti di due cose: 1) tutti conosciamo le condizioni di accesso al lavoro, che cosa significhi precarietà, incertezza, mancanza di fiducia nel futuro. 2) la cittadinanza, voi come noi, su temi di questa portata pensa e vota con la propria testa.
Noi vi chiediamo di pensare e votare coscientemente, liberamente, serenamente. Non rientra nel nostro stile cercare di imporre il nostro interesse a metro di ciò che la gente dovrebbe fare, e nemmeno educare la popolazione al disinteresse, cioè a disertare le urne.
Votare il cambiamento si può. Si deve!