Cari amici,
è con estrema felicità che vi comunichiamo che nella mattinata di oggi (SABATO 21 LUGLIO) abbiamo raggiunto il quorum necessario per presentare i nostri referendum e farli passare al vaglio del collegio giudicante.
Le raccolte continueranno nell'arco di questo pomeriggio presso il supermercato TITANCOOP, e lunedì in orario di pranzo presso la mensa di Cailungo.
Nell'arco della prossima settimana raccoglieremo presso tutti gli studi notarili, lo stato civile e la cancelleria del tribunale, le firme autenticate per consegnarle in tempi brevi.
Grazie a tutti coloro che hanno sostenuto questa nostra piccola battaglia, a tutti coloro che hanno firmato, a tutti coloro che ci hanno aiutato a spargere la voce. Probabilmente erano in tanti a sperare che non ce la facessimo, e invece eccoci qua, tanto per ribadire che se un sindacato fosse veramente combattivo e interessato alla tutela dei propri assistiti, riuscirebbe ad imporre, nel nostro paese, date le sue proporzioni limitate, la sua volontà. Se non altro sotto la minaccia di abrogare ogni legge penalizzante per i lavoratori.
Altra questione è quando dei sindacalisti, per tare culturali, conformismo ideologico o interessi scarsamente limpidi, considera un bene la precarizzazione delle forme contrattuali e l'incertezza di ottenere il rimborso del caro vita effettivamente subito attraverso l'inflazione. "che i lavoratori - ci ha detto un sindacalista durante i colloqui che abbiamo fatto nelle settimane scorse - se li devono guadagnare i diritti, se no pensano che lo stato mamma gli dia tutto gratis". Che tradotto dal sindacalese significa che i lavoratori devono scioperare, cioè perdere somme considerevoli del proprio stipendio, per ottenere aumenti da miseria che nemmeno li rimborseranno dei soldi spesi per scioperare!
Ora ci prepareremo a fronteggiare l'impegno della campagna referendaria (una volta accertata la validità dei nostri quesiti), che per legge si dovrà svolgere entro 180 giorni dalla data di accettazione.
Come avrete notato non ci è più possibile aggiornare questo blog in tempi soddisfacenti. Le nostre forze sono limitate, e i nostri impegni, come quelli di ognuno, numerosi. Continuate ugualmente ad interessarvi di noi e del nostro caso. Noi siamo R&T, non confondeteci con altri specchietti per le allodole che ultimamente sembrano avere ancora presa sull'ingenuità di alcuni lavoratori pronti a scommettere su ogni sogno, anche a carte coperte, anche senza sapere di che cosa si tratti, pur di credere di fare qualcosa... ma che cosa?
A presto, Comitato di Rinnovamento e Trasparenza Sindacale.
TITOLO: BASTA CAZZATE!
Basta col dire che la legge “Andreoli” sul lavoro ha arginato il fenomeno dei lavori atipici!
Lo faccio con un esempio, seguitemi. Poniamo un’ipotetica classe politica corrotta, collusa con i poteri economici del paese che dovrebbe amministrare, magari con dei palazzinari che riciclano sul territorio danaro di incerta provenienza, e poi rigirano parte dei profitti per finanziare le campagne elettorali estere dei politici collusi con loro. È evidente che non parlo di San Marino ma solo di un caso ipotetico! Bene. Poniamo che quella classe politica, corrotta fino all’ultimo dei suoi esponenti, per evitare di venire condannata per la sua corruzione, decida di depenalizzare il reato di corruzione. Potrebbe farlo! Legalmente non sarebbe più perseguibile, ma non per questo quei politici non rimarrebbero dei corrotti! La verginità non si riacquisisce una volta perduta!
Ora applichiamo questo esempio ai lavori atipici che con i referendum sul lavoro si tenta di abrogare: lavoro interinale e contratti di collaborazione a progetto. Vi svelo il giochetto. Degli imprenditori decidono, per aggirare le leggi vigenti in materia del lavoro e lucrare sugli stipendi dei propri dipendenti (volendo competere abbattendo i costi), di inventarsi delle forme di assunzione non previste dalla legge, quindi fuori-legge, cioè illecite (è questione di etimologia).
A questo punto arriva un politico che dice: “siccome ormai queste forme di assunzione ci sono, bisogna regolamentarle”, e il sindacato conferma: “sì, bisogna farlo”. È un modo originale di pensare, ad esempio avrebbero potuto dire: “chi applica contratti non contemplati dalla legge sarà punito”, ma siccome i controlli non funzionano, invece di rafforzarli, responsabilizzarli, si decide di ammainare bandiera bianca: lo stato e i sindacati ammettono la loro impotenza.
Regolamentare quei contratti significa depenalizzarli, come nell’esempio degli ipotetici politici corrotti. Ma anche in questo caso, seppur depenalizzate, non significa che quelle forme di assunzione siano meno funeste per i lavoratori costretti a subirle, a lavorare senza tutele pensionistiche, senza ferie, tredicesima, mutua, maternità ecc. Per dirla con parole mie: per quanto usi il deodorante quando tiri lo sciacquone, la merda continua sempre a puzzare!
I nostri politici e sindacalisti ci dicono che i lavori atipici, che privano di tutele i dipendenti, di cui a San Marino non c’è bisogno (non abbiamo una disoccupazione alle stelle, e il bisogno di flessibilità, sacrosanto, delle imprese, è garantito dai lavoratori frontalieri – di fatto a termine – e dal lavoro a tempo determinato, oltre che dai contratti di formazione) sono diminuiti e riguardano numeri residuali di lavoratori. Dimenticano di dire: 1) che la loro potenzialità è devastante, se si pensa che molti datori di lavoro ancora non sanno di poterli usare. 2) che se non le avessero depenalizzate quelle forme di assunzione fuori-legge dovevano essere impedite. Ciò che è fuori-legge, illegale, va combattuto, condannato e spazzato via, non condonato. Quelle forme di lavoro indegne non vanno “arginate”, “controllate” (si sa, “fatta la legge trovato l’inganno”… di questo passo, se no, quale sarà la prossima forma di assunzione fuori-legge che si dovrà depenalizzare?), ma cancellate, vietate e perseguite seriamente. Le imprese devono sapere che se vogliono rimanere a San Marino e godere dello scarto di almeno il 25% (senza contare il forfetario) in meno di tasse rispetto alla confinante Italia, devono essere sane, puntare sulla qualità, non sull’abbattimento dei costi. A San Marino, avendo noi una classe politica sicuramente differente da quella dell’esempio di cui sopra, si deve dire a chi vuole rimanere che lo si può fare solo a certi patti, uno dei quali è rispettare i diritti dei lavoratori e le loro sacrosante tutele.
Lo ricordino i nostri politici, che a volte sembrano aver le idee poco chiare, a volte fin troppo.
Roberto Ciavatta